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Piz Giumela, il ghiaccio

Una squadra è salita ieri mattina a quota 3.500 e,
sotto la guida degli archeologi ha recuperato
i resti di una gamba di un austroungarico
Piz Giumela, il ghiaccio
restituisce un soldato
Come i Kaiserschützen recuperati nel 2004,
anche il militare trovato ieri potrebbe essere caduto
nel 1918 durante la battaglia del S. Matteo

da L’Adige del 20 agosto 2009, pag. 22

VAL DI PEIO - Dopo i tre Kaiserschützen affiorati nell’estate del 2004, il ghiacciaio del Piz Giumela ha restituito i resti di un altro soldato dell’esercito austro-ungarico, caduto probabilmente durante la battaglia del San Matteo del 3 settembre 1918.

 La presenza dei resti umani in una zona crepacciata ma abbastanza pianeggiante del ghiacciaio era giunta dalla stazione del Soccorso alpino di Santa Caterina Valfurva (Sondrio) a Maurizio Vicenzi, direttore del Museo della guerra «Peio 1914-18. La guerra sulla Porta». Ieri mattina il recupero: una squadra di tecnici è salita a quota 3.520 sul ghiacciaio del Piz Giumella e ha provveduto a raccogliere i resti umani (incompleti e riferibili ad un arto inferiore) del soldato dell’imperatore.
Nell’intervento, coordinato dalla stazione dei Carabinieri di Cogolo di Peio (comandante Domenico Oliva) e reso possibile grazie all’appoggio del Nucleo elicotteri della Provincia, hanno operato gli archeologi della Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici. Della squadra facevano parte lo stesso Maurizio Vicenzi, l’archeologo Nicola Cappellozza, l’agente forestale Guido Moreschini e il collaboratore del Museo di Peio, Rinaldo Monegatti. Nonostante la grande quantità di neve caduta nell’inverno scorso, ancora visibile

Lo scarpone dal ghiaccio

nelle zone di accumulo, lo scioglimento estivo della superficie glaciale ha fatto affiorare uno scarpone e i resti dell’arto, e non è escluso che altri resti dei combattenti italiani e austro-ungarici vengano alla luce. In tutto, nel corso delle battaglie per il possesso di cima San Matteo, caddero un centinaio di soldati, una cinquantina per ogni fronte. Sul destino di molti caduti non ci sono dati precisi e ciò rende ancora più difficile il già arduo lavoro di ricostruzione di un’identità.
La Provincia, per il corretto recupero dei resti umani riferibili a soldati, applica tuttavia una metodologia di tipo archeologico, grazie alla quale possono essere recuperati dati utili alla definizione del profilo biologico del caduto e anche alla ricostruzione della sua identità personale. «Dobbiamo operare con un metodo che garantisca il rispetto dell’identità e della memoria dei caduti - sottolinea l’assessore provinciale alla cultura Franco Panizza - di qualunque esercito essi facessero parte».
Oltre che sui ghiacciai, la Soprintendenza opera anche nelle aree degli altopiani, in collaborazione con l’Università di Padova (professor De Guio) e con l’ospedale di Vicenza (Galassi). Lo scorso anno la Provincia di Trento ha siglato un accordo di collaborazione con la Provincia di Vicenza per il corretto recupero delle salme dei caduti della prima guerra mondiale. La Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici collabora da tempo con le istituzioni preposte alla verifica della natura del contesto e della provenienza dei resti umani e con le associazioni che intendono assicurare il dovuto rispetto delle salme dei soldati caduti (Procura della Repubblica, Carabinieri, Croce Nera, Onor Caduti).

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GRANDE GUERRA

Altri resti di KaiserschÜtzen sotto la neve del Piz Giumela
Sul Piz Giumela il piede di uno
dei tre Kaiserschützen trovati nel 2004

da Il Trentino del 31 luglio 2008

PEIO. Troverà sepoltura nel cimitero di San Rocco il piede ritrovato ieri mattina sul Piz Giumela. Ad accogliere il resto umano restituito dai ghiacci sarà la tomba centrale che accoglie uno dei tre Kaiserschützen cui, al momento del ritrovamento nel 2004, mancavano parecchie parti del corpo.

Un nuovo

Lo scarpone dal ghiaccio

ritrovamento che, nell’anno che celebra i novant’anni dalla fine della Grande Guerra, riporta l’attenzione sui tragici fatti che nel settembre del 1918 videro Alpini e Kaiserschützen fronteggiarsi nella battaglia più alta della storia. Uno scarpone militare e al suo interno un piede. Nulla più. A procedere al recupero del reperto sono stati ieri mattina due responsabili del Museo della Guerra Bianca di Peio Paese: una volta giunti sul posto, nei pressi del luogo dove vennero ritrovati i corpi dei tre Kaiserschützen, hanno potuto rendersi conto che si trattava di una scarpa austriaca. Ancorato al ghiaccio vi era il piede, che tuttavia, dopo lo scavo della zona circostante, si è dimostrato non essere collegato ad altre parti del corpo. Così, dopo aver informato i carabinieri, il reperto è stato trasportato a valle e custodito nella cappella mortuaria del cimitero di Peio, in attesa dell’autorizzazione alla sepoltura. «Il piede è stato ritrovato sul Piz Giumela a quota 3.520 - spiega Maurizio Vicenzi, direttore del Museo di Peio - cinque metri più in alto rispetto a dove vennero scoperti i corpi dei tre Kaiserschützen. La scarpa e il piede, tagliato all’altezza della caviglia, si trovavano con ogni probabilità nel punto in cui esplose la granata che uccise i tre soldati sepolti a San Rocco».
I fatti sono quelli del 3 settembre 1918, la data della seconda battaglia per il San Matteo, che nella prima battaglia, il 13 agosto 1918, era stato conquistato dagli alpini. Il comando imperiale austroungarico decise di pianificare una controffensiva che scattò appunto il 3 settembre, quando la terza compagnia del battaglione d’assalto del primo reggimento Kaiserschützen passò all’attacco: un intenso bombardamento devastò le postazioni italiane, con la riconquista della cima da parte dei reparti imperiali. La segnalazione del nuovo ritrovamento era arrivata martedì pomeriggio intorno alle 15.30 da un escursionista di Edolo, Francesco Vaiarini, che si trovava a transitare sotto il Piz Giumela nell’escursione delle “Tredici cime”. Dalla posizione della scarpa pareva che vi potessero essere anche altre parti di un corpo umano, ma così non è stato. Subito sono stati avvisati i carabinieri e il maresciallo della stazione di Peio Domenico Oliva, interpellando i responsabili del museo di Pejo, ha avuto la conferma che si trattava di una parte dei corpi già recuperati nel 2004.

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I luoghi dei ritrovamenti

 
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