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Rassegna Stampa
Piz Giumela, il ghiaccio

Una squadra è salita ieri mattina a quota 3.500 e,
sotto la guida degli archeologi ha recuperato
i resti di una gamba di un austroungarico
Piz Giumela, il ghiaccio
restituisce un soldato
Come i Kaiserschützen recuperati nel 2004,
anche il militare trovato ieri potrebbe essere caduto
nel 1918 durante la battaglia del S. Matteo

da L’Adige del 20 agosto 2009, pag. 22

VAL DI PEIO - Dopo i tre Kaiserschützen affiorati nell’estate del 2004, il ghiacciaio del Piz Giumela ha restituito i resti di un altro soldato dell’esercito austro-ungarico, caduto probabilmente durante la battaglia del San Matteo del 3 settembre 1918.

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Val di Pejo, trovati scheletri di 3 soldati - 16/09/2009

PEJO, Trento -- I ghiacciai delle Alpi orientali rilasciano nuovi importanti resti. Dopo quelli di fine agosto in Marmolada, sono stati rinvenuti altri 3 scheletri di soldati della Prima Guerra mondiale. Questa volta il ritrovamento è avvenuto in Val di Peio, nelle località Vedretta degli Orsi e Vedretta Valpiana, a un'altitudine superiore i 3400 metri.
I ritrovamenti in realtà sono due, localizzati in due distinte zone, seppure entrambe in Val di Peio, nel gruppo dell'Ortles-Cevedale. Il primo è avvenuto in località Vedretta degli Orsi, a quota 3450 metri. Si tratta di alcune ossa degli arti inferiori, parti di un bacino e alcune vertebre. I resti erano sparsi sul ghiacciaio, su una superficie di circa 10 metri quadrati.
Il secondo è avvenuto a quota 3.400 metri, in località Vedretta Valpiana, dove in 2 punti distanti tra loro circa 250 metri, sono stati ritrovate parti scheletriche incomplete. In entrambi i casi gli esperti ritengono si tratti di soldati della Prima Guerra mondiale, non solo perché la zona fu interessata dal conflitto bellico, ma anche per via di numerosi frammenti di uniformi e di equipaggiamento militare. Le ossa di uno di questi ultimi due cadaveri, erano per esempio parzialmente aggrovigliate in una matassa di filo spinato.
I reperti sono stati prelevati dal ghiacciaio e trasportati a valle, nella cappella mortuaria del cimitero di Peio. Le operazioni sono svolte della Stazione Carabinieri di Cogolo e dalla Procura della Repubblica di Trento. 
Valentina d’Angella

 
Da L'Adige, 25 agosto 2004

Da L'Adige, 25 agosto2004 «Il loro volto sia monito per la pace» Tanta gente attorno alle bare per l´ultimo abbraccio ai soldati Ex combattenti provenienti anche dall´Austria alla cerimonia funebre di Pejo. Don Turrini ha ricordato la tragica morte e il dolore delle famiglie dei caduti di Maria Vender «Nella serena maestà delle Alpi la morte unisce ed affratella le spoglie dei combattenti dalla guerra divisi e travolti». Così recitano le parole incise sulla pietra del monumento ai caduti nel cimitero militare austro-ungarico di Pejo. Parole che infondono serenità, a colmare il vuoto della morte e il grido delle sofferenze che ieri hanno accolto le spoglie dei tre soldati rinvenuti tra i ghiacci dell´Ortles, nel corso della cerimonia commemorativa officiata da don Fortunato Turrini e dal parroco di Pejo don Piergiorgio Malacarne. Portate a spalla dai giovani del Soccorso alpino, dei vigili del fuoco e degli alpini della sezione di Pejo, alle bare dei soldati è stato dato finalmente l´onore di una sepoltura in terra negata nel momento in cui la loro vita volò via, per lasciarli scivolare nel sepolcro immacolato della neve. E proprio per restituire quella gloria che allora è mancata, una piccola folla ha presenziato alla cerimonia nonostante la pioggia.

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Da L'Adige 22 agosto 2004

Avranno un nome i soldati trovati a Pejo, le operazioni di recupero rinviate per il maltempo sono stati uccisi durante la riconquista di punta san Matteo, il 3 settembre 1918 Quella mattina del 3 settembre 1918 erano stanchi, i kaiserschützen della compagnia di alta montagna del terzo reggimento. avevano marciato tutta la notte, erano saliti da dimaro per andare a farsi ammazzare a punta san matteo. la compagnia fu il primo reparto lanciato all´attacco per riconquistare la cima presa dagli italiani. l´artiglieria non ebbe pietà di loro. Caddero subito in undici. i cadaveri restituiti l´altro ieri dal ghiaccio a quota 3596, nella zona di piz giumela, appartengono a quattro di questi soldati caduti nella prima ondata dell´attacco. Il direttore del museo della guerra di Pejo, Maurizio Vicenzi, l´uomo che ha trovato i resti degli austriaci, ha già fatto una ricostruzione storica di quanto può essere accaduto sul ghiacciaio. Ha contattato uno storico che, in base al luogo del ritrovamento, è stato in grado di individuare il reparto cui appartenevano i quattro soldati ritrovati. La settimana prossima quei poveri resti potranno avere anche un nome. Gli archivi di Merano, infatti, conservano i dati degli undici caduti in quell´attacco. Si potrebbe giungere a individuarli con buona approssimazione. Quattro vite stroncate dalle follia della guerra 86 anni fa, adesso potranno essere ricostruite. Iresti avvolti in quel sudario di ghiaccio potranno trovare finalmente pace. Dovranno, però, aspettare ancora un po´ di tempo. Le operazioni di recupero delle salme previste per ieri sono state rinviate a oggi a causa del cattivo tempo. L´elicottero non è partito da trento perché per tutta la mattinata sulla zona nevicava e il cielo era coperto. quando il cielo si è aperto,

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La Repubblica 22 agosto 2004

Sono a testa in giù, nelle loro divise, a 3640 metri d'altezza. Combatterono la battaglia di Punta San Matteo nel 1918
Il direttore del museo che li ha individuati: sembravano rocce: I militari saranno sepolti nell'ossario del Tonale di Roberto Bianchin PEJO (Trento) - Dormono appesi, a testa in giù, come pipistrelli, le gambe incastrate nel ghiaccio, la testa fuori, le mani penzoloni. Dormono stretti, uno accanto all'altro, su una parete alta, ripida e dritta come un muro senza fine, a 3.640 metri d'altezza. Sono ancora infilati nei brandelli delle loro divise, uno porta ancora addosso un cinturone di cuoio, un altro ha vicino una borraccia verde, di ferro. Sono tre soldati austriaci del terzo reggimento dei Kaiser Schutzen, una compagnia d'alta montagna che ha combattuto su queste cime durante la prima guerra mondiale. Sono morti il 3 settembre del 1918, nel corso della battaglia, vittoriosa per gli austriaci, di Punta San Matteo. I loro corpi, mummificati, li ha restituiti, 86 anni dopo, il ghiacciaio che si ritira. E' la prima volta che dei corpi di soldati caduti vengono rinvenuti interi. Gli uomini del soccorso alpino di Peio tenteranno oggi con l'elicottero, se il tempo sarà buono, di recuperarli. Poi avranno una sepoltura cristiana nell'ossario militare del passo del Tonale. La scoperta, subito comunicata alle autorità austriache e ai circoli militari di Innsbruck che tengono vivo il ricordo della battaglia del San Matteo come una pagina di "orgoglio alpinistico militare tirolese", si deve a un uomo che da vent'anni cammina su e giù per il ghiacciaio in cerca delle tracce lasciate dalla storia. "Per non dimenticare - dice - e per rispetto di chi è caduto, indipendentemente da che parte stava, per difendere i propri confini". L'uomo è ruvido e forte, di poche parole, ha il passo di uno stambecco e lo sguardo di un'aquila. Magro, bruno, la pelle segnata dal sole, si chiama Maurizio Vicenzi, ha 42 anni ed è sposato, di mestiere lavora negli impianti a fune della valle, è un volontario del soccorso alpino, ma per passione fa il "recuperante". Raccoglie tutto quello che trova, quello che il ghiacciaio sputa fuori, d'estate, quando piano piano un po' si scioglie, si riduce, qualche metro quando fa più caldo, a volte solo qualche centimetro.

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