Il museo

Museo Pejo 1914 – 1918.
La guerra sulla porta.

Quando il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra, il Paese di Pejo, con la parrocchia più alta dell’impero austro-ungarico, si trova in prima linea sul fronte di difesa del Tirolo, che correva lungo ghiacciai e nevai a un’altitudine superiore ai 3.000 metri. Gli abitanti di Pejo si trovarono così la “Guerra sulla porta” e il nome del Museo vuole proprio rimarcare il senso di coinvolgimento della intera comunità in una guerra immane, che ha cambiato la fisionomia del mondo.
Il Museo di Pejo è uno dei pochi dedicato alla Guerra Bianca, agli eventi militari della Prima Guerra Mondiale che si sono svolti in alta quota.
Le raccolte nel nostro museo permettono di conoscere l’esperienza dei soldati al fronte, ricostruendo una parte importante della storia non solo della piccola comunità di Pejo, ma di tutti i soldati sul fronte della Grande Guerra. Il museo appartiene alla Rete Musei della Grande Guerra in Trentino.

Il Museo

Il museo si trova nel paese di Pejo (1535 m s.l.m) vicino alla chiesa medievale di San Rocco e a poca distanza dal cimitero, raggiungibile tramite la strada o un sentiero, dove sono sepolti i tre Kaiserschützen senza nome, ritrovati tra i ghiacci, nel 2004, e periti nella battaglia del 3 settembre 1918 per la riconquista di Punta San Matteo da parte dei tirolesi.
Il museo conserva oggetti, cimeli, documenti e fotografie legati alle vicende della Prima guerra mondiale nelle valli di Sole e Pejo. I materiali provengono dai monti del gruppo Ortles-Cevedale e sono stati trovati dai “recuperanti” in quota, individuati attraverso ricerche promosse dal museo e in parta raccolti tramite un’azione corale del paese per la salvaguardia della memoria. Le collezioni esposte permettono di conoscere l’esperienza dei soldati al fronte, ricostruendo una parte importante della storia della comunità di Pejo.
Nelle vetrine sono esposti molti oggetti legati alla “guerra bianca” di cui le montagne della val di Sole furono testimoni e che vide le truppe degli eserciti austro-ungarico e italiano contendersi cime e ghiacciai, combattendo in condizioni estreme, a quote fino a quel momento impensabili. L’esposizione comprende armi, uniformi, mezzi di trasporto e strumenti di uso quotidiano come quelli da cucina e da infermeria, oggetti personali e della devozione religiosa, segni di riconoscimento e distintivi. Una cucina da campo richiama il problema della sopravvivenza e dei rifornimenti al fronte; il carrello di una teleferica recuperato a Punta Linke testimonia quali fossero i mezzi di trasporto indispensabili per affrontare la guerra in montagna. La ricostruzione di una baracca adibita a primo soccorso illustra la situazione medico-sanitaria; un tabernacolo usato in trincea e un altare da campo evocano la vita spirituale dei soldati.
Il museo collabora con la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia di Trento per il recupero e la tutela di alcuni siti storici in alta quota riemersi con lo scioglimento dei ghiacciai, come Punta Linke.

La collezione sanitaria del Museo di Pejo

Il Museo espone una piccola, ma interessante collezione dedicata alla medicina di guerra, composta in prevalenza da oggetti provenienti dalle baracche in alta quota e da oggetti e strumenti provenienti dagli ospedali o di proprietà privata. Gli oggetti sono quasi tutti esposti in una sezione ambientata all’interno di una baracca dove veniva prestato il primo soccorso e mostra una situazione medico-sanitaria alquanto provvisoria.
Le possibilità di assistenza in alta quota si limitavano ad azioni di primo soccorso in cui si cercava di far fronte alle problematiche piú frequenti quali inedia, ipotermia, assideramento, oftalmie, malattie respiratorie a cui si aggiungevano le ferite e le fratture conseguenti alle frequenti valanghe e tormente, che spesso fecero piú morti del nemico.
Infine, ovviamente, anche la cura delle ferite d’arma da fuoco.
Gli oggetti presenti nella collezione sanitaria del museo provengono da:

  • Baracche o postazioni in alta quota – ritrovati dai recuperanti o donati o prestati da
    privati
  • Ospedali della valle, come l’ospedale della val di Fassa
  • Ospedali italiani di Guerra
  • Cimeli di Guerra, acquistati sul mercato antiquario

Tra gli oggetti piú interessanti vi sono quelli che provengono dalle baracche e dalle postazioni in quota come Punta Linke, che a 3.629 m di altitudine fu una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’ intero fronte. Dotata di un doppio impianto teleferico, da una parte al fondovalle di Peio e dall’ altra al “Coston delle barache brusade”; verso il Palon de la Mare, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Il vicino Rifugio “Mantova”; al Vioz era invece sede del comando di settore. Punta Linke è stata oggetto di recupero di materiali dal 2005 al 2012 ed è oggi sede dell’omonimo museo. Oppure quelli provenienti da Pian della Vegaia, a 1950 m, che oltre a ospitare i comandi militari, divenne il principale porto logistico di questo settore: vennero costruite baracche per i soldati, magazzini per i viveri, falegnamerie, forni per il pane, macellerie, infermerie e una cappella. Si creò così un piccolo paese interamente in legno, che giunse a ospitare fino a 600 militari. La collezione del Museo espone un buon numero di materiali legati all’infermeria e alle prime cure che venivano portare ai soldati. I reperti si riferiscono sia alle dotazioni all’esercito Austro Ungarico, sia a quelle dell’esercito italiano, con una prevalenza del primo perché l’esercito imperiale in ritirata, al momento della sconfitta, ha lasciato molte piú tracce, mentre le truppe del Regno hanno potuto smantellare con più calma le postazioni. Una volta che i fronti sono stati abbandonati i recuperanti hanno raccolto diverse tipologie di materiali che raccontano non solo della sanità d’emergenza, ma anche degli usi e delle tradizioni locali. La collezione sanitaria di Pejo rappresenta un unicum nel panorama nazionale poiché raccoglie cimeli raccolti in quota di cui alcuni pezzi unici.